puf[fanculo

di el

sono sempre stata attaccata ai ricordi. maniacalmente.
nostalgica quasi in modo ossessivo.
conservavo tutto. dai diari delle elementari, ai bigliettini che mia madre mi lasciava quando usciva di casa. oggetti di ogni tipo, qualsiasi pezzo di stoffa, microbo di polvere che mi ricordasse un momento. nel tempo ho dovuto ridimensionarmi.
tecnicamente la colpa va ai pochi metri fra queste quattro mura. più realisticamente all’aver smesso di emozionarmi come allora. interiormente per il modo sfacciato con cui certi oggetti si ripresentavano all’improvviso.
ho cominciato a custodire in altro modo. scrivendo. così potevo decidere io se, quando e come far riemergere il passato. se e perché rivivermi.
dal liceo in piccoli quaderni gonfi, euforici e sgrammaticati, all’università con il mio primo computer in tentativi più seri, ma decisamente buffi, di maturità. non ho abbandonato del tutto la carta ma in quindici anni ho riempito parecchi file di memorie. meno poetico, lo ammetto, ma più veloce. meno romantico, senza dubbio, ma pratico.
quindici anni di ricordi.
storie, favole, umori si sono accumulati in documenti di testo che spesso mi trovavo a scorrere col sorriso, spesso con rimpianto, spesso con sorpresa.
non si dimentica facilmente la vita ma le sensazioni, le impressioni, si affievoliscono. rileggere era come riscoprirmi. spesso in modo terapeutico capivo che certi aspetti di me si presentavano con continuità anche imbarazzante. ho imparato ad accettarmi.
ci si comincia a conoscere scrivendo. ci si capisce, rileggendosi.
ed ecco perché questo post. qualche giorno fa si è rotto l’hard disk. e al diavolo i lavori persi, al diavolo tutte le importanti sciocchezze.
ho sentito un pugno nello stomaco salire fin su nel cuore. ora fermo in gola. stabile.
so che è tutto dentro di me, che io sono quella che è qui, adesso, grazie a ciò che sono stata e a quello che vorrò essere. che non ho bisogno di quegli scritti. razionalmente io so. ma.
mi sento svuotata e stupida.
e piango al pensiero di tutti quei pezzi di me che non ci sono più.

( o forse era necessario lasciarsi materialmente tutto alle spalle per cambiare )

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