cool damp night

di el

anche se halloween è passato da un po’.
(giusto per non lasciare il blog abbandonato a se stesso)

e se c’è tutto un Mag_azine da leggere.
qui la mia storia.

Camminavo sulla spiaggia, una umida fresca notte d’estate. Il cielo era denso di nero e le infinite stelle, certezze della vita, chissà dove si erano andate a nascondere. Le onde dell’oceano, da sempre mie ninne nanne, quella volta mi erano ostili. Non facevano che rafforzare il silenzio tutto attorno. Non erano pronte a cullarmi, non a suonare melodie pronte ad abbracciare ma mi frustavano assordanti. La sabbia non massaggiava il mio cammino ma, ghiacciata sotto i piedi nudi, pungeva come

spilli diventando rossa del mio sangue. E le mie mani già viola cominciavano a farsi sentire pesanti e rigide. Ero uscito per la mia solita passeggiata serale, per portare a spasso Renzo, il mio cane. Ma lui era sparito correndo dietro a chissà cosa, portando con sé tutte le costanti quotidiane e tutto il mondo anche. Non più luci, non più un inizio o una fine. Tutto era scomparso, attorno a me solo spiaggia, granelli di sabbia soffocanti. Il buio e il solo suono di un mare diventato invisibile. Avevo corso per un po’ anche io, nel principio di questo inferno, cercando Renzo, cercando un viso, un qualcosa. Poi sperduto e impaurito avevo preferito arrendermi e sedermi, nella incauta ma unica decisione possibile, quella di aspettare.
Il tempo passava e con lui la serenità che da sempre avevo creduto di avere.
Il freddo cominciava ad assopire i miei sensi, ero ormai convinto di non avere più speranza di sopravvivere a questo nulla quando da lontano lo vedo tornare. Il mio cane, lentamente. Avvicinarsi abbastanza da farmi capire di non essere solo. Coda bassa, pelo zuppo, fermarsi a qualche metro da me mentre la figura che era con lui, al contrario, sembrava continuare ad avanzare. Lenta abbastanza da non permettermi di distinguerla dal cielo. Provavo ad alzarmi ma, quasi assiderato, inerme riuscivo solo ad osservare. E pregare.
La paura mi faceva tremare, il rumore dei miei denti sovrastava quello del mare.
L’ombra sempre più vicina iniziava a diventare reale ed io, seguendo il suo progredire, a sorridere prima, a sbellicarmi dal ridere, poi. Perché la mente umana è assurda, cosa mai ero andato a pensare? Qualche mostro forse? Qualche pazzo folle? No.
Verso di me stava arrivando una sorridente ed innocua vecchietta, dal viso dolce, dagli occhi brillanti e buoni. Ero salvo, ero al sicuro. Profumava di buono, profumava di casa.
Ho seguito il suo corpo premuroso e goffo chinarsi verso di me, le sue braccia coprirmi con una lunga calda giacca. Ho guardato le sue mani accarezzarmi il viso prima e stringere strette le mie, poi. E io stavo bene, finalmente.
Lei mi guardava preoccupata e con una voce così gentile e tenera, senza distogliere mai il suo sguardo dal mio, l’ho sentita sussurrare : “Ho voglia di ucciderti”.

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