giovedì sera

di el

torno a casa da lavoro e metto a cucinare qualcosa.
pulisco i fornelli e rassetto la cucina mentre apparecchio e copro i piatti a tavola per non farli freddare. metto su un cd e mi verso un bicchiere di vino nell’attesa che lui torni a casa.
tutto è pronto,  mi appoggio sul divano a canticchiare.
mi guardo dall’esterno e improvvisamente mi sento cresciuta. oh che paura. mi sento dentro uno di quei film dove, quasi sempre, l’uomo ritarda perché ha un’amante e la donna aspetta a casa, si ubriaca distrutta dai dubbi.
non è il mio caso, ovviamente. no, non dico che non potrebbe accadere ma, sorrido, io cucino una volta al mese, pulisco anche meno e questi momenti di solitudine in casa, una volta fatta cenare la gatta che altrimenti piangerebbe allo sfinimento, questo bicchiere di vino, questa tranquillità e questo rendermi utile mi fanno stare bene.
e poi l’inevitabile. la gatta ruba i crostini dal tavolo, nel correre furbescamente rovescia la bottiglia di vino sul minestrone ormai freddo.
spero solo che lui sia stato abbastanza bravo da eliminare ogni traccia femminile dal suo maglione.
bentornato amore.

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