grinze

di el

mi sveglio già ad occhi aperti. ho una canzone in testa, uno di quei tormentoni dell’adolescenza. è buio. in un secondo i miei occhi diventano ancora più grandi, di incredulità, di paura. le lacrime ci mettono un attimo a scendere, loro sanno sempre cosa fare e perché, anche quando tu ancora ne non hai capito il motivo. ripasso le parole della canzone mentre mi giro su un fianco per non farmi vedere, poi sotto al cuscino, così magari non mi vedo neanche io. che mi succede? mi rendo conto ascoltando quella musica di non essere cambiata. la mia vita non lo è. sono passati più di vent’anni e cosa sono diventata? nessuno. sono ancora qui, immobile, impaziente di raggiungere chissà che cosa ma ferma. non faccio niente, guardo tutto scorrere. ho sprecato una vita, e ciò che è peggio, non solo la mia. che ci faccio in questo letto, perché non me ne vado? cosa mi trattiene se ormai è tutto perduto, se non c’è più la forza di essere migliori. passa il tempo a forza di rimandare, si muore soli e piangendo l’ultima goccia di energia fugge via. mi perdonereste se me ne andassi per sempre? mi ricordereste anche se non vi ho lasciato nulla? idee, progetti, libri, scoperte, insegnamenti, figli? qual è il mio senso per questa vita, possibile che l’abbia smarrito ormai troppi bivi fa? mi rendo conto di non avere più ambizioni, sogni, volontà.
una giovane vecchia, mai stata adulta.

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