propriononsaprei

tant'è

Categoria: chiamiamole favole

undici anni

img001gRagazza non sapeva chi era.
Viveva rinchiusa fra le sue quattro mura che di tanto in tanto colorava. Qualcuno le andava a fare visita, qualcun altro di lì passava.
Ragazza attaccava quadri, copriva buchi neri e pericolanti con disegni splendidi e fotografie.
Ragazza faceva ordine e accatastava. Metteva da parte e sognava.
Un giorno un uomo capitò nella sua casa con uno specchio in mano e una vecchia chitarra che aveva l’aria di averne passate un po’.
Prese lo specchio e lo attaccò sopra ogni cosa, davanti a lei. Poi la guardò negli occhi e suonò una melodia.
«Questa sei tu» disse.
Donna si guardò e si ascoltò, in un brivido.

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cool damp night

anche se halloween è passato da un po’.
(giusto per non lasciare il blog abbandonato a se stesso)

e se c’è tutto un Mag_azine da leggere.
qui la mia storia.

Camminavo sulla spiaggia, una umida fresca notte d’estate. Il cielo era denso di nero e le infinite stelle, certezze della vita, chissà dove si erano andate a nascondere. Le onde dell’oceano, da sempre mie ninne nanne, quella volta mi erano ostili. Non facevano che rafforzare il silenzio tutto attorno. Non erano pronte a cullarmi, non a suonare melodie pronte ad abbracciare ma mi frustavano assordanti. La sabbia non massaggiava il mio cammino ma, ghiacciata sotto i piedi nudi, pungeva come

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escape

principessa bambina, principessa legata. il tuo cuore è bloccato, il tuo cuore segnato.
apri gli occhi al di là del veduto, una vita ti aspetta, devi solo tentare.
incastrata in un sogno che non riesci ad avere, bloccata in una favola che non ti appartiene.
alza quegli occhi a guardare il cielo, soffia un desiderio, sputa il veleno.
prigioniera di un nome che non è neanche il tuo, prova ad urlare, prova ad andare.

Wake from your sleep
and dry all your tears
Today we escape

Breathe, keep breathing
Don’t loose your nerve
Breathe, keep breathing

( ‘ché il castello ce l’hai )

dodici12dodici

 

In questa notte di quasi natale

Prendo in mano un pezzo di carta. Spesso, un po’ ruvido.
L’ho trovato sotto l’albero, in questa notte di quasi Natale.
è opaco. Nero da un lato, bianco dall’altro. Un pezzo di carta, sotto l’albero. Albero che questa mattina non c’era.
Mi guardo intorno, c’è un caminetto acceso. Chiudo gli occhi. Scuoto la testa, li riapro. Il caminetto è ancora lì. Eppure non c’era!
Credo di non sapere più dove sono, forse è un sogno, sento la testa ovattata.
Mi avvicino al caminetto, mi siedo. Il pezzo di carta è ancora fra le mie mani. Lo osservo ancora, lo osservo meglio.
Gli occhi sembrano abituarsi al nero, a quell’intensa oscurità, come quando al buio ci sei dentro. è una foto, una foto che si sta sviluppando, una polaroid. A destra ora è comparsa una figura. Ecco, questa proprio non me l’aspettavo. Una giovane donna vestita di bianco, lei è bianca di cera. Ha qualcosa fra le mani, forse è seduta. Sta scrivendo qualcosa.
Un accenno di tristezza compare sul suo viso; la foto sembra si stia formando davanti i miei occhi, sembra stia mutando. Bianconero marcato.

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questo è.

questa è una storia. la storia di un ragazzo ormai uomo che non sapeva più chi davvero fosse. la storia di giornate veloci, senza domande ma con risposte ben chiare, giornate uguali e trascinate.
la storia di un ragazzo e del suo cuore che batteva strano, come se cercasse di dare lui quel ritmo che mancava. cercasse lui di trascinare un po’.
e il ragazzo non capiva, non provava nemmeno a capire. in risposta restava fermo a respirare, piano, per farlo calmare, quando invece avrebbe dovuto fare tutto il contrario. avrebbe dovuto alzarsi da lì e cominciare a correre, alzarsi da lì e cominciare. ma tutto attorno a lui sembrava non scorrere, era tutto così perfettamente congelato che se lui solo avesse mosso un muscolo, il mondo gli sarebbe sicuramente precipitato addosso. fragile e instabile avrebbe sopportato l’uragano di una sua mossa?
il suo d’altronde era un paese tranquillo, il suo stesso mestiere era tranquillo e le sue pigre abitudini erano tranquille anch’esse. perché il mondo avrebbe dovuto essere tanto diverso? nulla mutava, tutto anzi sembrava essere fin troppo lento ed è proprio per questo che le cose, poi, sono andate così, proprio come dovevano andare. accade in un giorno come un altro, un giorno a caso. il ragazzo andò al fiume che attraversava la città.

già quando era per strada, ogni volta che sapeva ci sarebbe arrivato, il cuore cominciava a scalpitare. perché quei colori. perché quel vento. lui sentiva che poteva essere diverso, che non era sempre stato rinchiuso lì semplicemente a battere. si specchiava nell’acqua che scorreva, calma e limpida agli occhi del ragazzo, libera e spericolata, al cuore. e mentre il ragazzo la accarezzava impassibile, sguardo perso, il cuore batteva per potersi tuffare. batteva e si batteva. lottava e scalciava.

e così, all’improvviso, il ragazzo chiuse gli occhi, poi li riaprì, spalancandoli. e lo vide. vide il suo cuore riflesso, vide il fiume colorarsi di rosso, vide la sua vita venire a galla senza un senso. sentì finalmente la voce del suo cuore e la capì.

questa è la storia di un ragazzo senza nome e senza meta, di un ragazzo che non era solo. è la storia del suo cuore che voleva valere di più. è la storia di un cuore folle che cambiò il suo corso, unendolo a quello del fiume.

racconti intorno al fuoco

immagino di stare seduta attorno al fuoco con voi. stretti stretti. immagino di ascoltare i vostri racconti e poi raccontare il mio, mentre bestia disegna con il fumo quel che dico
immagino. e per questo devo ringraziare  Iaia e la sua idea. e i miei amici virtuali e non.

ed ecco la mia storia e qui tutte le meravigliose altre

la paura ti trasforma

La luna è blu questa notte.
Nella foresta, fra gli alberi e la musica del vento, si nota solo lei.
Tutto attorno nulla conta, neanche lui. Uomo leggero e senza sostanza.
Lui, uomo non uomo, padrone e vittima. Presenza assenza, re dei contrari. Colui che tutto può ma nulla dona, che nulla lascia e tutto cambia.
Col pensiero lui ti parla, coi suoi occhi ti trasforma.
Svolazza indisturbato, della stessa luce della luna.
Nel paese Tuttonulla lui vive e nacque, lui morì e cerca ancora. Lì dove il nero fu bianco, e l’odio nacque amore.
È il paese dove siamo, attorno al fuoco, questa sera. Ed è per questo che vi dico state attenti, non pensate. Lui è in cerca di te e di me, o tutti insieme.
Sua natura è il bisogno di sfamarsi e trasformare ciò che vede è il solo modo.
Temuto dal villaggio, il Mutosserva, assassino di certezze e cuori saldi, nella notte lui ti fiuta, come i cani, sente odore di paura e gioia rara.
Apre il cuore e poi trasforma, ti trasforma. Calda luce in fiato oscuro.
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in memory of

…ed oggi, epoca di grigi rettangoli e neri casermoni, era di parchi sotterranei e treni dismessi, di case a vapore e strade deserte, di macchine senza traffico e benzina. si narra che, provate a pensare, in quest’oggi che è, quella piazza sia ancora lì.
in questo assurdo millisecolo di grigi silenzi e parole maldette, dove il rancore è virtù. sincerità è pena da scontare. ancor oggi, ma badate, chi crede son solo vecchi e pochi illusi, in qualche cupola, in qualche strato del cielo, pare si possa rintracciare, che qualcuno l’abbia visto.
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girandola e vita

davanti ai suoi occhi una girandola colorata, un semplice quanto comune divertimento per bambini, uno di quelli per giocare con il vento.
è una giornata afosa, immobile. per nessun motivo potrebbe farla funzionare.
ma lei non ha bisogno di aspettare. osserva curiosa il bastoncino di legno, petali uguali e diversi. fissa i suoi toni, occhi pungenti, capelli di luce.
sogna immaginando sfumature, sfumatura essa stessa. colore pieno e trasparenza delicata.
lei non lo sa, essenza pura di stella, quello che ha dentro diventa reale, amore, calore.
perché lei stessa è natura, lei stessa aria creatrice d’arcobaleni.
oggi brillante, più tardi pastello per poi tornare ad accecare.
girandola e vita, bacchette magiche fra le sue mani. ci gioca, le muove, le respira.
distrattamente disegna fiori, farfalle, universi dolci e morbidi da racchiudercisi dentro, doverosi, indispensabili per riposarsi un po’.
le sue stesse parole, anche le non dette, fanno girare quella ruota di sfumature. gioia risate ma anche lacrime ti rapiscono ipnotizzandoti, portandoti davanti a conche dorate, mostrandoti ricchezze e sogni. nulla è finto, tutto probabile. ogni momento è speciale per lei, con lei. oggetto qualunque, respiro di vita. oggetto banale, creatore di pace.

prende la girandola, la infila nel vaso. ha appena creato una nuova avventura.
(non crescere mai. buon compleanno g)

puppet


vive in mezzo a milioni di burattini, burattino lui stesso. della vita.
appeso a fili pronti ad essere mossi. senza una ragione, senza un desiderio. nelle mani di altri come lui, solo di un grado più alto. osserva la realtà e non agisce, non si ribella, accettando incondizionatamente quello che è diventato.
prendi il tuo tempo, pezzo di legno senz’anima. vivilo. ‘ché la vita è un attimo, che la tua vita nei miliardi di anni che ha la terra, è nulla. lei ha imparato ad essere. vive, scalpita, trema, piange. tu cosa sei. marionetta sballottata. cerca la tua strada, taglia quei fili che ti fanno essere vuota e sterile e ama. corri. senti. urla.
non ci sono altre vite. non altre dimensioni.
ci sei tu. e puoi essere ciò che vuoi.

insomnia

me ne vado camminando silenziosa. prendo forma, mi rilascio poi di nuovo.
leggera senza sosta, or pesante. cosa sono senza l’uomo, non esisto.
chi mi odia. chi non sa, indifferente. son compagna della notte ad occhi aperti. accompagno folli e geni, stessa stirpe.
vedo scritti, pianti e muri bianchi. sogni grandi come vite mai vissute, invenzioni appunti fitti senza luce.
come sono nata chi lo sa, da sempre esisto. negli anni il mio volere mutar non puote, indispensabile operato in ore morte.

insonnia, mi chiama la miseria.
vita, chi del mio lavor, lavor riscuote.
leggiadra me ne vado svolazzando, pesante mi soffermo con dispetto.
scruto menti e ai lamenti porgo il riso.

ingrato colui che nemmen un minuto lascia al pensiero ‘che il creare al sonno mal si sposa.
tempo fugace, tienne conto.
un inchino a me senza confronto.
au.revoir

anotherday